Circularity Gap Report 2025: dal riciclo meno del 7% dei materiali

circularity gap report 2025

Circularity Gap Report 2025: dal riciclo meno del 7% dei materiali

Il Circularity Gap Report 2025, pubblicato da Circle Economy in collaborazione con Deloitte, rivela dati che mettono in discussione l’attuale modello di consumo. Questo studio annuale monitora i progressi globali verso un’economia circolare, ovvero un sistema economico che mira a ridurre al minimo gli sprechi e a massimizzare il riutilizzo delle risorse. I numeri che emergono da questa ricerca dipingono un quadro preoccupante: invece di migliorare, stiamo peggiorando nella gestione delle nostre risorse.

Circularity Gap Report 2025: consumiamo troppo e ricicliamo troppo poco

I dati del Circularity Gap Report 2025 destano preoccupazioni. Nel 2021, solo il 6,9% dei materiali che entrano nell’economia globale proviene dal riciclo, in calo rispetto al 7,2% del 2018. Questo significa che oltre il 93% dei materiali che utilizziamo quotidianamente sono “vergini”, ovvero estratti direttamente dalla natura senza alcun processo di recupero precedente. Per comprendere la gravità di questa situazione, basti pensare che abbiamo già superato la soglia dei 100 miliardi di tonnellate di materiali estratti ogni anno dal nostro pianeta.

Il problema non è solo quantitativo, ma anche qualitativo. Il consumo pro capite di materiali è aumentato drasticamente: da 8,4 tonnellate per persona nel 1970 a 12,2 tonnellate nel 2020. Questo incremento non è correlato all’aumento della popolazione mondiale, ma piuttosto all’urbanizzazione, alla crescita del PIL e soprattutto ad un consumismo senza freni. Paradossalmente, mentre l’uso di materiali riciclati è effettivamente aumentato da 7,1 miliardi di tonnellate nel 2018 a 7,3 miliardi nel 2021, la percentuale di circolarità continua a diminuire. Questo accade perché la crescita dell’uso complessivo dei materiali supera di gran lunga la crescita del riciclo. È come cercare di riempire una vasca con un rubinetto sempre più aperto mentre si tenta di svuotarla con un cucchiaino: l’acqua continuerà a salire nonostante i nostri sforzi.

Il report sottolinea che ben il 70% delle emissioni globali di gas serra deriva dalla movimentazione e dall’utilizzo dei materiali. Dunque il cambiamento climatico e la gestione delle risorse sono due facce della stessa medaglia. L’estrazione globale di materiali è più che triplicata negli ultimi cinquant’anni e, senza un’inversione di tendenza, è destinata ad aumentare di un ulteriore 60% entro il 2060.

La vera soluzione non è solo riciclare di più, ma consumare meno

Anche se riuscissimo a riciclare tutti i materiali che potrebbero potenzialmente esserlo ma che oggi non lo sono, il tasso di riciclo crescerebbe solo fino al 25%. Questo “enorme potenziale non sfruttato” non sarebbe comunque sufficiente a risolvere il problema. Il motivo è semplice: esiste un limite naturale al riciclo. Non tutti i materiali possono essere riciclati infinite volte, e ogni processo di riciclo comporta una perdita di qualità o quantità del materiale originale.

La vera circolarità, come spiega il report, non consiste esclusivamente nel recuperare e riciclare di più, ma richiede una “ristrutturazione radicale” del modo in cui estraiamo, produciamo e consumiamo i materiali. Un’economia realmente circolare dovrebbe essere a basso consumo di risorse, con un profondo cambiamento dei sistemi di produzione e consumo. Il Circularity Gap Report 2021 aveva stimato che questa ristrutturazione radicale in settori chiave come l’edilizia, l’alimentazione e la mobilità potrebbe ridurre l’uso di materiali di circa un terzo, avvicinandoci a un livello sostenibile stimato in 8 tonnellate pro capite.

Un aspetto cruciale emerso dal report riguarda gli “stock” di materiali: il 38% di tutti i materiali che entrano nell’economia globale sono aggiunte nette vergini allo stock, utilizzate principalmente per edifici, infrastrutture, veicoli e macchinari. Questi stock non sono intrinsecamente negativi, ma se non vengono progettati secondo principi circolari fin dall’inizio, diventeranno rifiuti al termine del loro ciclo di vita. Il report evidenzia anche la complessità della gestione delle biomasse: anche se rinnovabili, non sono sostenibili di default, e la neutralità del carbonio è solo un criterio parziale per quantificare la loro circolarità.

La soluzione proposta dal report è chiara: serve un riequilibrio dell’uso del suolo globale e una trasformazione dei nostri sistemi alimentari verso pratiche circolari e rigenerative. Governi e imprese hanno ruoli cruciali da svolgere, ma nessun paese può affrontare la riduzione dell’uso delle risorse in modo isolato. La transizione richiede una forte collaborazione a livello regionale e internazionale, con obiettivi chiari e un quadro di governance globale per monitorare il passaggio a un uso più sostenibile delle risorse.