13 Nov Materie seconde: un mercato unico per l’Europa?
Le materie seconde rappresentano una risorsa strategica per l’economia europea del futuro. Si tratta di materiali recuperati dai rifiuti dopo il loro primo utilizzo, che possono essere reintrodotti nel ciclo produttivo sostituendo le materie prime vergini. Il Circular Economy Network ha recentemente lanciato un appello all’Unione Europea affinché acceleri gli sforzi verso un’economia più circolare, proponendo la creazione di un mercato unico europeo dedicato proprio alle materie seconde. Questa iniziativa si inserisce nel contesto del Clean Industrial Deal, il piano che ha integrato e parzialmente sostituito il Green Deal della precedente legislatura europea.
Le sfide europee per l’economia circolare e il ruolo delle materie seconde
L’Europa si trova di fronte a una sfida importante, poiché nonostante sia una delle aree del mondo che consuma più materia e produce più rifiuti, il suo tasso di circolarità è passato solo dal 10,7% all’11,7% tra il 2010 e il 2023. Un dato ancora insufficiente considerando gli ambiziosi obiettivi fissati dall’Unione, che includono il raggiungimento del 65% di riciclo dei rifiuti urbani entro il 2035, il 70% di riciclo degli imballaggi entro il 2030, e la riduzione al 10% dei rifiuti destinati alle discariche entro il 2035. Particolarmente critica è la dipendenza europea dalle importazioni di materie prime, che resta fortemente elevata.
L’Italia si distingue con un tasso di circolarità del 20,8% nel 2023, quasi il doppio della media europea, dimostrando che è possibile fare meglio. Tuttavia, anche il nostro Paese dipende significativamente dalle importazioni, con il 46,6% del fabbisogno complessivo nel 2024, contro una media europea del 22,4%. Questo dato evidenzia quanto sia urgente sviluppare un sistema più efficiente di recupero e utilizzo delle materie seconde per ridurre la dipendenza dall’estero e gli impatti ambientali legati all’estrazione di nuove risorse naturali.
Proposte concrete per accelerare la transizione circolare
Il Circular Economy Network ha presentato un position paper nell’ambito della consultazione europea per il futuro Circular Economy Act, ispirato anche al documento sulla competitività elaborato da Draghi. Le proposte spaziano su diversi fronti: dall’intervento legislativo nei settori più critici come quello della plastica, al potenziamento del controllo sui RAEE (rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche), fino all’armonizzazione delle normative esistenti come il Net-Zero Industry Act e il Critical Raw Materials Act.
Sul fronte economico, le raccomandazioni sono altrettanto incisive. È necessario incrementare gli investimenti attivando nuovi strumenti di debito comune europeo e riorientando il risparmio privato, come suggerito nei rapporti Draghi e Letta. Sul piano fiscale, si propone una riforma dell’IVA con aliquote agevolate per servizi di riparazione, riutilizzo e noleggio, oltre all’introduzione di un contributo europeo sui rifiuti destinati allo smaltimento. Le risorse così generate dovrebbero incentivare il riciclo e sostenere la domanda di materie prime seconde, evitando la doppia tassazione dei materiali riciclati.
Un elemento centrale rimane l’eliminazione progressiva dei sussidi ambientalmente dannosi, un obiettivo ripetuto da anni ma ancora largamente inattuato. Solo attraverso un pacchetto integrato di misure legislative, economiche e di coinvolgimento dei consumatori sarà possibile costruire un’Europa veramente circolare, capace di trasformare i rifiuti in risorse preziose e ridurre drasticamente la dipendenza dalle importazioni di materie prime.