Ridurre le emissioni: l’economia circolare come chiave per la transizione industriale europea

Joint Research Centre

Ridurre le emissioni: l’economia circolare come chiave per la transizione industriale europea

Ridurre le emissioni è oggi una delle sfide più urgenti per l’Unione Europea, impegnata a raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. Tra le strategie più promettenti per centrare questo obiettivo, l’economia circolare si presenta come una soluzione concreta e sistemica, capace non solo di limitare l’impatto ambientale dei settori industriali più inquinanti, ma anche di rafforzare la competitività economica del continente. Secondo uno studio condotto dal Joint Research Centre (JRC) della Commissione Europea, una gestione più efficiente dei materiali e dei processi produttivi potrebbe portare a una drastica riduzione delle emissioni di CO₂, generando al contempo benefici economici e strategici di lungo periodo.

L’economia circolare come strumento per ridurre le emissioni industriali

I settori ad alta intensità energetica o energivori (come acciaio, alluminio, cemento, calcestruzzo e plastica) rappresentano una delle principali fonti di emissioni di gas serra in Europa. Lo studio del JRC evidenzia che l’applicazione dei principi dell’economia circolare in questi comparti potrebbe consentire una riduzione annuale compresa tra 189 e 231 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente. Le misure più efficaci includono la riduzione dei materiali impiegati, il riutilizzo dei prodotti e il recupero dei rifiuti industriali.

In particolare, il settore siderurgico e quello della plastica potrebbero trarre i maggiori benefici: le misure circolari permetterebbero di ridurre le emissioni rispettivamente di 64–81 e 75–84 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente all’anno. Nel complesso, i comparti analizzati nello studio rappresentano circa il 15% delle emissioni totali dell’UE e quasi la metà (44%) di quelle generate dall’industria manifatturiera.

Ma la portata dell’economia circolare non si limita agli aspetti ambientali. La riduzione della domanda di energia da combustibili fossili potrebbe raggiungere il 4,7% rispetto ai consumi del 2023, contribuendo ad accrescere l’indipendenza energetica dell’Europa e a ridurre la vulnerabilità legata alle importazioni.

Benefici economici e politiche per un futuro a basse emissioni

Oltre all’impatto climatico positivo, la transizione verso modelli produttivi circolari avrebbe effetti significativi anche sulla competitività economica dell’Unione Europea. Applicare su larga scala pratiche di riduzione, riuso e riciclo nei settori industriali “hard to abate” potrebbe migliorare la bilancia commerciale dell’UE di circa il 4%, pari a un valore stimato di 35 miliardi di euro. Questo risultato deriverebbe in particolare dalla diminuzione delle importazioni di materie prime, come il minerale di ferro (-22%) e la bauxite (-11%), e dei combustibili fossili, con il comparto della plastica che offrirebbe il contributo più rilevante al surplus.

Per rendere possibile questa trasformazione, il report del JRC propone una serie di misure politiche mirate:

  • incentivare le tecnologie che migliorano la qualità dei materiali riciclati;
  • promuovere la progettazione efficiente per ridurre l’uso di risorse;
  • orientare la domanda del mercato attraverso appalti pubblici verdi.

Solo attraverso un impegno coordinato tra istituzioni, imprese e cittadini, sarà possibile tradurre la teoria dell’economia circolare in un percorso concreto capace di ridurre le emissioni e garantire un futuro più sostenibile e competitivo all’industria europea.