Economia circolare e biodiversità: il bilancio ambientale dell’Italia

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Economia circolare e biodiversità: il bilancio ambientale dell’Italia

Economia circolare e biodiversità rappresentano due pilastri fondamentali per valutare lo stato di salute ambientale del nostro Paese. Secondo i recenti rapporti dell’Agenzia Europea per l’Ambiente, dell’Ispra e del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA), l’Italia mostra un quadro ambientale composito: eccellenze nell’economia circolare, sfide ancora aperte sulla tutela della biodiversità e risultati contrastanti sulla qualità ambientale complessiva.

Economia circolare e biodiversità: luci e ombre del modello italiano

L’Italia si conferma leader europeo nell’economia circolare, raggiungendo nel 2023 un tasso di utilizzo circolare dei materiali del 20,8%, quasi il doppio della media UE (11,8%), posizionandosi al secondo posto nell’Unione.

Il Belpaese ha inoltre ridotto le emissioni di gas serra del 26,4% tra il 1990 e il 2023, superato gli obiettivi 2020 per le energie rinnovabili e punta a raggiungere il 38,7% di consumo energetico da fonti rinnovabili entro il 2030. L’agricoltura biologica è in crescita costante, confermando un impegno concreto verso modelli produttivi più sostenibili.

Tuttavia, la biodiversità italiana (tra le più ricche d’Europa) continua a essere sotto forte pressione.

Solo l’8% degli habitat naturali risulta in uno stato di conservazione favorevole, mentre il 28% delle specie di vertebrati e il 24% delle piante vascolari sono a rischio di estinzione. Il consumo di suolo rimane una criticità preoccupante: nel 2024 sono stati persi 7.850 ettari, equivalenti a 21,5 ettari al giorno, che sottraggono spazio vitale agli ecosistemi naturali.

Le sfide climatiche e la qualità ambientale

Sul fronte climatico, i dati sono allarmanti. Il 2024 è stato l’anno più caldo dell’intera serie storica dal 1961. I ghiacciai alpini monitorati perdono massa a ritmi sostenuti e il livello del mare continua a innalzarsi progressivamente, seppur di pochi millimetri annui. Le perdite economiche pro capite dovute a eventi climatici estremi sono quintuplicate in sette anni, posizionando l’Italia stabilmente su livelli superiori alla media europea dal 2017.

La qualità ambientale presenta risultati contrastanti:

  • il 78% dei corpi idrici superficiali, in particolare i fiumi, ha raggiunto uno stato chimico buono;
  • l’inquinamento atmosferico mostra progressi generali, avvicinandosi ai valori limite di legge;
  • permangono criticità che richiedono ulteriori interventi per raggiungere pienamente i valori di riferimento stabiliti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

A livello regionale, emergono significative disuguaglianze territoriali. Nell’economia circolare spiccano Veneto (77,7%), Emilia-Romagna (77,2%) e Sardegna (76,3%) per la raccolta differenziata, mentre Valle d’Aosta, Trentino e Basilicata eccellono nel consumo di energia da fonti rinnovabili. Le regioni del Centro e del Mezzogiorno si avvicinano maggiormente ai target UE per l’agricoltura biologica, a differenza di quelle settentrionali. Solo sette regioni hanno formalmente approvato una Strategia regionale di adattamento ai cambiamenti climatici, sebbene tutte abbiano inserito il tema tra le priorità della propria programmazione ambientale, evidenziando un Paese in movimento ma con ritardi ancora da colmare.