Global Circularity Protocol: uno standard globale per misurare la circolarità

Global Circularity Protocol

Global Circularity Protocol: uno standard globale per misurare la circolarità

Il Global Circularity Protocol nasce con l’obiettivo di offrire alle imprese uno strumento chiaro, condiviso e comparabile per misurare e comunicare la propria performance in termini di economia circolare. In un contesto globale segnato da scarsità di risorse, crisi climatica e crescenti richieste di trasparenza, il Global Circularity Protocol rappresenta un ulteriore passo verso l’integrazione strutturata della circolarità nelle strategie aziendali.

Il Global Circularity Protocol e il suo valore strategico per le imprese

Il Global Circularity Protocol for Business è stato sviluppato dal World Business Council for Sustainable Development (WBCSD) in collaborazione con il One Planet Network, coordinato dall’UNEP, con l’intento di creare un quadro metodologico unico applicabile ad aziende di ogni settore e dimensione. Lanciato ufficialmente alla COP30, il protocollo si propone di supportare le imprese nella misurazione, gestione e comunicazione delle proprie performance circolari e dei relativi impatti ambientali, sociali ed economici lungo l’intera catena del valore.

Il protocollo si fonda su un approccio basato sui flussi di materiali, consentendo di analizzare in modo sistematico input, utilizzo, recupero e valore generato dalle risorse. Secondo le stime dei promotori, un’adozione su larga scala del Global Circularity Protocol potrebbe contribuire, nei prossimi 25 anni, a:

  • evitare fino a 76 gigatonnellate di emissioni di CO₂;
  • ridurre il consumo di circa 120 miliardi di tonnellate di materiali;
  • generare benefici duraturi in termini di tutela della natura ed equità sociale.

Uno degli elementi distintivi del protocollo è l’approccio graduale “step by step”, che permette alle aziende di intraprendere il percorso di transizione circolare a partire da qualsiasi livello di maturità.

Sono previsti tre livelli di valutazione (avvio, espansione e consolidamento) che accompagnano l’organizzazione nel tempo, rendendo il processo accessibile anche a realtà di piccole e medie dimensioni.

Oltre alla conformità normativa, il Global Circularity Protocol offre vantaggi competitivi concreti:

  • maggiore trasparenza ESG;
  • migliore accesso al capitale;
  • riduzione dei rischi legati alla scarsità delle risorse;
  • individuazione di opportunità di innovazione;
  • rafforzamento della credibilità verso investitori e stakeholder.

Struttura operativa, indicatori e prospettive evolutive del protocollo

Dal punto di vista operativo, il protocollo guida le imprese attraverso cinque fasi sequenziali e modulari:

  1. Fase iniziale. Denominata Frame, definisce obiettivi, casi d’uso, confini dell’analisi e stakeholder rilevanti, oltre a stabilire il livello di maturità dell’organizzazione.
  2. Fase di preparazione. Dedicata alla mappatura della catena del valore, alla definizione dei confini organizzativi e all’analisi di doppia materialità per individuare rischi e opportunità legati ai flussi di materiali.
  3. Fase di misurazione. Prevede la selezione e il calcolo di indicatori quantitativi di circolarità, con particolare attenzione alla qualità e tracciabilità dei dati.
  4. Fase di gestione. I risultati vengono analizzati per definire priorità di intervento, roadmap di miglioramento continuo e assetti di governance interna, integrando la circolarità nella strategia aziendale.
  5. Fase di comunicazione. Consente di rendicontare i risultati in modo strutturato e credibile verso investitori, clienti, regolatori e altri stakeholder, con possibilità di audit esterni.

Il Global Circularity Protocol utilizza indicatori derivati dalla metodologia Circular Transition Indicators (CTI) v4.0, che coprono sia le performance di chiusura e rallentamento dei cicli (come input circolari, potenziale di recupero e recupero effettivo) sia la creazione di valore e gli impatti ambientali e sociali, inclusa la riduzione delle emissioni, la tutela della biodiversità e le dimensioni di equità sociale. Un ulteriore punto di forza è la compatibilità con i principali framework di rendicontazione, tra cui GRI, ESRS, GHG Protocol e IFRS S1/S2.

Guardando al futuro, il protocollo è concepito come uno strumento in continua evoluzione. Nel periodo 2026-2028 sono previsti sviluppi significativi, tra cui l’integrazione con politiche pubbliche, sistemi di scambio dati tra imprese, obiettivi circolari coerenti con clima ed equità e nuovi indicatori per misurare il risparmio netto di risorse e gli impatti evitati. In questo senso, il Global Circularity Protocol non rappresenta un punto di arrivo, ma una base solida per guidare la transizione sistemica verso un’economia realmente circolare.