24 Lug Indicatori di circolarità: come l’UE misura il cambiamento
In un mondo sempre più attento alla sostenibilità, gli indicatori di circolarità diventano strumenti fondamentali per valutare come effettivamente stiamo passando da un modello economico lineare, basato su “prendi-produci-consuma-getta”, a uno più circolare, che valorizza il riuso, il riciclo, la riparazione e la condivisione. La Commissione europea ha recentemente pubblicato un rapporto innovativo per misurare questo cambiamento, mettendo a punto indicatori capaci di monitorare la transizione verso l’economia circolare in modo più preciso e significativo.
Gli indicatori di circolarità: uno strumento per misurare la transizione
Non basta infatti dire di voler diventare più circolari: è essenziale verificare se e come questa trasformazione sta avvenendo.
Per questo motivo, dopo aver analizzato oltre 700 indicatori, la Commissione europea ne ha selezionati 60 da testare su 11 settori prioritari, che vanno dai veicoli alle città, dall’informatica (ICT) al packaging.
Questi indicatori di circolarità non si limitano a misurare il semplice riciclo, ma valutano con maggiore dettaglio pratiche virtuose come il riuso, la riparazione e la condivisione. Ad esempio, si considera la frequenza del car sharing, il numero di prodotti riparati o l’accessibilità ai servizi di riutilizzo.
Questa scelta permette di capire quale valore aggiunto le strategie circolari portano rispetto alle tradizionali, spesso più “deboli”, pratiche di gestione dei rifiuti. La qualità di questi indicatori rende possibile accompagnare le scelte politiche con dati affidabili e mirati, aumentando l’efficacia degli interventi.
Sfide e innovazioni negli indicatori di circolarità
Un altro aspetto interessante del progetto è la sua apertura verso dimensioni sociali e culturali.
L’obiettivo non è solo quello di misurare gli impatti ambientali, ma anche di considerare aspetti come l’equità nell’accesso alle soluzioni circolari e la loro accettabilità nella società. Ciò serve a evitare che strategie apparentemente efficienti in termini ambientali possano generare nuove disuguaglianze o risultare difficili da applicare nella vita quotidiana.
Tuttavia, per trasformare questi indicatori in strumenti concreti per decisori, aziende e cittadini, è necessario disporre di dati completi e affidabili. Qui si incontrano le maggiori difficoltà: in molti casi, specie nei settori emergenti come l’economia bio-based, le informazioni sono incomplete, frammentate o non accessibili per motivi commerciali. Il rapporto propone quindi regole di trasparenza più rigorose e la creazione di piattaforme condivise che facilitino la raccolta e la condivisione dei dati, senza appesantire eccessivamente imprese e consumatori.
Il risultato finale è un toolkit aperto e flessibile studiato per sostenere la trasformazione verso un’economia circolare più giusta ed efficace, offrendo a tutti – dalle istituzioni agli attivisti – uno strumento per monitorare e promuovere il cambiamento in atto.