06 Ott Pneumatici circolari: quando la strada diventa sostenibile
Ogni giorno milioni di automobilisti attraversano le nostre città senza immaginare che sotto le ruote scorre una rivoluzione silenziosa. Gli “pneumatici circolari” rappresentano oggi una delle applicazioni più concrete dell’economia circolare: da rifiuto a risorsa, da problema a soluzione. Grazie al riciclo degli pneumatici fuori uso, le strade italiane stanno diventando più sicure, silenziose e durature, dimostrando che sostenibilità e prestazioni possono letteralmente viaggiare insieme.
La seconda vita degli pneumatici circolari sulle nostre strade
In Italia, oltre novecento chilometri di strade sono stati realizzati con asfalti modificati contenenti polverino di gomma riciclata da pneumatici fuori uso (Pfu): l’equivalente della distanza tra Milano e Bruxelles. Un risultato straordinario che trasforma un materiale complesso in una risorsa preziosa proprio per l’infrastruttura su cui ha viaggiato.
Ogni anno milioni di pneumatici esauriscono il loro ciclo di vita, diventando Pfu, esattamente come i veicoli fuori uso che li montano. Se gestiti correttamente, attraverso un sistema articolato di raccolta e trattamento, vengono trasformati in granuli e polverini di gomma riciclata che trovano nuova vita in diversi settori: sport, edilizia, arredo urbano e pavimentazioni stradali.
I Criteri ambientali minimi (Cam) per le infrastrutture stradali, entrati in vigore a fine 2024, hanno accelerato questa transizione, obbligando le pubbliche amministrazioni a privilegiare materiali sostenibili nelle gare d’appalto. L’obiettivo è chiaro: infrastrutture più durature, efficienti e rispettose dell’ambiente.
Gli asfalti modificati con gomma riciclata offrono vantaggi tecnici concreti. L’aggiunta di polverino:
- migliora l’aderenza, aumentando la sicurezza;
- riduce il rumore da rotolamento fino a 3-5 decibel;
- prolunga significativamente la vita utile del manto stradale.
Significa strade più confortevoli per chi guida, quartieri più silenziosi, cantieri meno frequenti e quindi meno costi, disagi ed emissioni.
Regioni come Emilia-Romagna, Toscana, Piemonte e Trentino-Alto Adige sono all’avanguardia. La Variante Canali a Reggio Emilia, per esempio, ha dimostrato una longevità straordinaria, resistendo perfettamente sei anni dopo la posa nonostante uno spessore ridotto. Al Sud, il programma Rubberap in provincia di Potenza ha testato con successo asfalti altamente performanti in contesti urbani e industriali.
Ma la gomma da Pfu non finisce solo nell’asfalto. Le sue proprietà la rendono ideale per superfici sportive (basket, atletica, padel), tappeti antitrauma, pavimentazioni per parchi gioco, arredi urbani, pannelli per isolamento acustico e rivestimenti antiscivolo. Esiste persino un’applicazione veterinaria: speciali “cow shoes” che riducono il rischio di zoppia nei bovini, migliorando il benessere animale negli allevamenti.
Il sistema che rende possibile l’economia circolare
Dietro ogni chilometro di strada silenziosa c’è una filiera complessa che richiede competenze, investimenti e responsabilità condivisa. Il sistema coinvolge istituzioni, aziende, operatori specializzati e consorzi, ciascuno con un ruolo specifico nel garantire che gli pneumatici fuori uso vengano raccolti, tracciati e trasformati in nuove risorse.
Il meccanismo è virtuoso e autofinanziato. Il contributo ambientale pagato all’acquisto di ogni pneumatico nuovo copre infatti i costi della gestione a fine vita, senza gravare su cittadini o amministrazioni. Tra i protagonisti di questo sistema c’è Ecopneus, società senza scopo di lucro nata dai maggiori produttori di pneumatici, che garantisce raccolta, tracciabilità e recupero dei Pfu sul territorio nazionale.
Solo nel 2024, Ecopneus ha recuperato oltre 168mila tonnellate di pneumatici fuori uso, evitando l’abbandono nell’ambiente e trasformandoli in risorse. La gomma raccolta in un anno basterebbe a coprire centinaia di migliaia di campi da basket. Una parte viene trasformata in granuli, acciaio e fibre tessili riutilizzabili, mentre un’altra viene impiegata come combustibile nei cementifici, sostituendo i fossili.
Nel 2024 sono state evitate oltre 90mila tonnellate di CO₂ equivalente e risparmiata energia sufficiente a riscaldare più di 10 milioni di metri quadrati di edifici. Numeri che dimostrano come l’economia circolare non sia solo un concetto astratto, ma una realtà che genera benefici ambientali concreti.
Trasformare questa filiera in cultura diffusa è la sfida successiva. Servono amministrazioni che applichino i Cam negli appalti, progettisti che conoscano le specifiche tecniche, imprese che investano in qualità e cittadini informati sui vantaggi del riciclo.
La strada verso la sostenibilità passa, letteralmente, sotto le nostre ruote. E spesso lo fa senza che ce ne accorgiamo.