06 Nov Risparmio da economia circolare: l’Italia verso un nuovo modello produttivo
L’Italia si sta affermando come protagonista europea nell’implementazione di strategie di risparmio da economia circolare, con risultati tangibili che dimostrano come la sostenibilità possa tradursi in benefici economici concreti. Il percorso verso una piena transizione circolare è ancora lungo, ma i segnali di crescita emersi nel 2025 indicano una rinnovata consapevolezza da parte del tessuto imprenditoriale nazionale. La sfida principale resta quella di trasformare le iniziative virtuose in un sistema integrato e capillare, capace di liberare tutto il potenziale economico ed ambientale di questo nuovo paradigma produttivo.
Risparmi da economia circolare: numeri in crescita e potenziale ancora inespresso
Il Circular Economy Report 2025, elaborato dall’Energy & Strategy Group della School of Management del Politecnico di Milano, fotografa una realtà in evoluzione. Quest’anno l’economia circolare genererà in Italia risparmi complessivi pari a 18,3 miliardi di euro, in crescita rispetto ai 16,4 miliardi registrati nel 2024. Si tratta di una cifra rilevante, ma che rappresenta appena il 15% del potenziale effettivo: per raggiungere l’obiettivo di 119 miliardi di risparmi cumulati entro il 2030, sarebbe necessario moltiplicare gli investimenti attuali quasi per dieci.
Il livello di maturità circolare delle imprese italiane è salito da 2,2 a 3,1 su una scala da uno a cinque, segnalando una ripresa dopo il rallentamento del biennio 2023-2024. La percentuale di aziende che stanno adottando o sono pronte ad adottare pratiche circolari è aumentata dal 24% al 34%.
Particolarmente significativo è l’incremento delle imprese che investono in modo strutturale nella transizione: quelle che hanno destinato oltre 50.000 euro sono passate dal 20% al 43%, anche se gli investimenti più consistenti (superiori ai 250.000 euro) riguardano ancora solo l’8% del totale.
Sul fronte dei consumatori, una ricerca Doxa citata nello studio evidenzia che il 60% degli italiani conosce il concetto di economia circolare e lo ritiene importante, attribuendogli un punteggio di 4,2 su 5.Tuttavia, questa consapevolezza teorica non sempre si riflette nelle scelte d’acquisto: il 70% preferisce elettrodomestici nuovi, il 57% opta per arredamento nuovo e solo il 26% ha acquistato prodotti rigenerati nel settore tecnologico.
Leadership europea e prospettive future per un’economia sostenibile
L’Italia mantiene una posizione di eccellenza in Europa su numerosi indicatori chiave:
- La produttività delle risorse è cresciuta del 32% tra il 2020 e il 2024, raggiungendo 4,7 euro per chilogrammo.
- Il tasso di utilizzo circolare dei materiali ha toccato il 20,8%.
- Il riciclo dei rifiuti si attesta all’86% e quello degli imballaggi al 75,6%.
Questi dati confermano la solidità del modello industriale nazionale, ma evidenziano contemporaneamente la necessità di sistematizzare le buone pratiche diffuse.
L’economia circolare rappresenta ormai una leva competitiva e industriale, non più solo una questione ambientale. I risparmi quantificati dal Politecnico di Milano dimostrano che la circolarità genera valore economico tangibile, riducendo i costi operativi e la dipendenza dalle materie prime. Tuttavia, l’impatto rimane circoscritto finché gli investimenti restano frammentati e di piccola scala. Per molte imprese la vera sfida consiste nell’integrare la logica circolare nei processi produttivi, nel design dei prodotti, nella logistica inversa e nella gestione della catena di fornitura, superando ostacoli tecnologici, culturali e normativi.
Anche il comportamento dei consumatori riveste un ruolo determinante. La domanda di beni rigenerati o a basso impatto ambientale può accelerare la diffusione dei modelli circolari, ma richiede fiducia nel prodotto, incentivi economici e una comunicazione più efficace sul valore reale della sostenibilità. Parallelamente, la politica economica può fare la differenza attraverso strumenti di sostegno finanziario, semplificazione amministrativa e programmi di formazione che aiutino le imprese, in particolare le piccole e medie, a innovare i propri processi.
In conclusione, l’Italia si conferma tra i Paesi più avanzati d’Europa nella gestione sostenibile delle risorse, ma per colmare il divario tra potenziale teorico e risultati effettivi serve una strategia coerente e condivisa tra istituzioni, imprese e cittadini. Il 2025 può rappresentare l’anno della svolta, a condizione che la circolarità diventi parte integrante del modo di produrre e consumare, superando la dimensione di nicchia virtuosa per trasformarsi in standard diffuso.