12 Feb Spreco alimentare in Italia: dati, generazioni e nuove sfide per il futuro
Lo spreco alimentare continua a rappresentare una delle principali contraddizioni delle società contemporanee, anche in un Paese come l’Italia, storicamente legato alla cultura del cibo e della cucina domestica. I dati più recenti mostrano segnali incoraggianti, ma evidenziano al tempo stesso criticità economiche, sociali e generazionali che rendono necessario un impegno collettivo e strutturato per ridurre ulteriormente il fenomeno dello spreco alimentare.
Lo spreco alimentare in Italia: numeri, tendenze e differenze territoriali
Secondo il Rapporto “Caso Italia 2026” dell’Osservatorio Waste Watcher International, gli italiani stanno migliorando sul fronte dello spreco alimentare, registrando una riduzione del 10,3% rispetto all’anno precedente. Attualmente, ogni cittadino spreca in media 554 grammi di cibo a settimana, pari a poco più di 79 grammi al giorno. Nonostante questo progresso, il valore complessivo delle perdite e degli sprechi alimentari resta molto elevato, superando i 13,5 miliardi di euro, di cui oltre 7 miliardi generati all’interno delle mura domestiche.
L’indagine, condotta nel gennaio 2026 su un campione rappresentativo di 2.000 persone, conferma una tendenza già emersa nei mesi precedenti: l’Italia sta gradualmente migliorando, ma con forti differenze legate all’età, al territorio e alla composizione familiare:
- si spreca leggermente meno nel Nord del Paese, mentre i livelli più alti si registrano al Sud;
- le famiglie con figli e i piccoli Comuni sotto i 30 mila abitanti mostrano comportamenti più virtuosi.
Tra i cibi maggiormente gettati figurano frutta e verdura fresche, pane, insalata e ortaggi di base come cipolle e tuberi, spesso vittime di cattiva conservazione o dimenticanza.
Generazioni e spreco alimentare: competenze, fragilità e intelligenza intergenerazionale
Il tema dello spreco alimentare assume una dimensione ancora più interessante se osservato attraverso la lente generazionale. I Boomer emergono come il gruppo più virtuoso, con uno spreco settimanale medio di 352 grammi pro capite, un risultato che consente loro di raggiungere con anticipo gli obiettivi fissati dall’Agenda ONU 2030. All’opposto, le famiglie della Generazione Z e dei Millennial presentano valori significativamente più elevati, rispettivamente 799 e 750 grammi settimanali a persona, segno di maggiori difficoltà nella gestione quotidiana del cibo.
Le cause di questo divario non risiedono nella mancanza di attenzione:
- il 94% degli italiani dichiara di essere consapevole del problema;
- l’88% cucina regolarmente in casa.
Le differenze emergono piuttosto sul piano delle competenze organizzative. Le giovani generazioni faticano maggiormente a pianificare gli acquisti, conservare correttamente gli alimenti e riutilizzare gli avanzi, anche a causa di stili di vita più frenetici e di una percezione diffusa di insicurezza alimentare.
Come sottolinea il direttore scientifico di Waste Watcher, Andrea Segrè, la soluzione non passa dalla contrapposizione tra età diverse, ma dalla collaborazione. L’esperienza pratica dei più anziani e la dimestichezza digitale dei più giovani possono incontrarsi in una vera e propria “intelligenza intergenerazionale”, capace di trasformare il sapere tradizionale in nuove abitudini sostenibili. Solo favorendo questo scambio continuo, nelle famiglie e nelle comunità, sarà possibile ridurre in modo significativo lo spreco alimentare e costruire un futuro più equo e responsabile.