15 Mag Economia circolare in Unione Europea: le indicazioni dell’OCSE
L’economia circolare in Unione Europea rappresenta una delle strategie fondamentali per affrontare le sfide ambientali ed economiche del nostro tempo. Un recente rapporto dell’OCSE ha analizzato lo sviluppo dell’economia circolare nelle città e nelle regioni dell’UE.
Potenzialità e progresso dell’economia circolare in Unione Europea
Il rapporto OCSE si basa sui dati europei e sulle esperienze di 64 città e regioni (provenienti da Germania, Grecia, Finlandia, Francia, Portogallo, Norvegia, Bulgaria, Olanda, Spagna e Irlanda). I risultati offrono indicazioni chiare per le future politiche europee, spostando il focus dai “rifiuti” ai “materiali”.
L’analisi evidenzia come la transizione verso un’economia circolare non serva solo a ridurre i rifiuti, ma contribuisca significativamente a mitigare i cambiamenti climatici e a decarbonizzare l’economia. Il rapporto sottolinea infatti che il 60% delle emissioni di gas serra sono generate dalla produzione di materiali come metalli, cemento e plastica, tutti settori difficili da decarbonizzare.
L’OCSE stima che una migliore efficienza nella produzione di materiali con modelli circolari potrebbe ridurre le emissioni nei settori “hard to abate” fino al 50% entro il 2050. I settori delle costruzioni, dell’alimentazione, dei trasporti e dell’energia potrebbero così ridurre le proprie emissioni del 40-70% nello stesso periodo. Inoltre, l’implementazione efficace dell’economia circolare potrebbe ridurre la quantità di rifiuti nelle aree urbane del 34% entro il 2030 rispetto al 2020. Sul fronte economico, l’economia circolare offre grandi opportunità per efficientare i costi e creare nuove opportunità di business. L’Europa attualmente importa circa la metà dei metalli che utilizza e il 70% dei combustibili fossili; l’adozione di modelli circolari può contribuire significativamente a ridurre queste importazioni nei settori strategici, aumentando la sicurezza economica continentale. Non meno importante è l’impatto occupazionale: si stima che entro il 2030 potrebbero essere creati 2,5 milioni di nuovi posti di lavoro in Europa, sia nei segmenti upstream (ecodesign, riuso, riparazione) che nei segmenti downstream (riciclo, recupero energetico).
Le sfide da superare per un’autentica transizione circolare
Nonostante i progressi significativi compiuti dall’Unione Europea nell’adozione di politiche circolari (24 dei 27 stati membri hanno adottato strategie nazionali e tre quarti delle regioni e città europee si sono dotate di strategie circolari), il tasso di circolarità complessivo europeo rimane stabile attorno al 12%, ben lontano dall’obiettivo del 24% previsto dal Piano d’azione dell’economia circolare europeo del 2020. Solo il 2% del PIL europeo è generato dai settori circolari e molte nazioni non stanno raggiungendo gli obiettivi di riciclo e riduzione dei rifiuti. Secondo l’OCSE, le barriere che ostacolano una crescita consistente dei modelli circolari non sono di natura tecnologica, ma economica, finanziaria e normativa. Le politiche attuali si sono concentrate principalmente sul segmento downstream (gestione dei rifiuti, riciclo) trascurando la parte upstream (ecodesign, efficienza nell’uso dei materiali, riuso, riparazione). Gli incentivi per produttori e consumatori sono stati insufficienti a orientare il mercato verso pratiche più circolari.
Alla luce di questa analisi, l’OCSE formula raccomandazioni precise per i decisori politici europei:
- L’economia circolare deve diventare accessibile e conveniente per i cittadini, con informazioni chiare nelle etichette e istruzioni per riuso, riparazione e riciclo. Il diritto alla riparazione dei prodotti deve essere garantito a prezzi equi.
- Per le imprese, vanno aboliti i sussidi dannosi e introdotti incentivi per i prodotti circolari e disincentivi per l’uso di materiali vergini, anche attraverso la tassazione sul carbonio.
- È necessario inoltre spostare il focus delle politiche sui segmenti upstream, enfatizzando la prevenzione oltre che il riciclo, estendendo strumenti come la Responsabilità estesa del produttore e il Green public procurement.
- Infine, è fondamentale supportare le regioni con ritardo di circolarità e migliorare i meccanismi di monitoraggio degli indicatori utilizzati per misurare l’avanzamento delle politiche europee.