29 Gen Gen Z e sostenibilità: consapevolezza, comportamenti e sfide per il futuro
Gen Z e sostenibilità sono oggi due concetti sempre più intrecciati nel dibattito pubblico, sociale ed educativo. La Generazione Z, ed in particolare quella fascia di giovani tra i 14 e i 24 anni, dimostra infatti una sensibilità crescente verso le tematiche ambientali e una forte attenzione alle conseguenze delle proprie scelte quotidiane. Tuttavia, accanto a questa predisposizione positiva, emerge anche una conoscenza non sempre completa o approfondita sui meccanismi che regolano la gestione dei rifiuti, il riciclo e l’impatto di alcuni materiali particolarmente dannosi per l’ecosistema. A fotografare questo scenario è un’indagine condotta da Skuola.net in collaborazione con CONOU (Consorzio Nazionale degli Oli Minerali Usati), che offre uno spaccato interessante sul rapporto tra giovani e sostenibilità ambientale.
Gen Z e sostenibilità: tra preoccupazione ambientale e scelte quotidiane
I dati mostrano come, sebbene il termine “eco-ansia” non venga percepito come centrale, la preoccupazione per il cambiamento climatico sia comunque molto presente. Per il 70% dei giovani intervistati, infatti, il tema ambientale incide in modo significativo sulle abitudini quotidiane e sulle decisioni di acquisto. In particolare, il 32% dichiara un impatto molto forte, mentre il 38% lo considera abbastanza rilevante. Questa attenzione si traduce soprattutto in pratiche legate al riuso piuttosto che al riciclo vero e proprio.
L’economia circolare, così come viene interpretata dalla Generazione Z, si concentra infatti sul dare nuova vita agli oggetti. Il 36% dei giovani privilegia il riutilizzo di prodotti ancora funzionanti, trasformando il mercato del second hand da semplice necessità economica a scelta valoriale. A questo si aggiunge un ulteriore 20% che punta sulla riparazione o sul riuso creativo di oggetti destinati alla discarica. Meno diffusa, invece, è l’attenzione alla fase finale del ciclo di vita dei prodotti:
- solo il 17% dichiara di impegnarsi prioritariamente nel riciclo per la creazione di nuove materie prime;
- mentre il 27% concentra i propri sforzi sulla riduzione dei consumi energetici e delle risorse.
Informazione, educazione e responsabilità ambientale della Generazione Z
Accanto alle buone pratiche, emerge però una criticità legata al livello di informazione. Solo il 30% dei giovani si sente pienamente consapevole di come gestire correttamente i rifiuti, dalla raccolta differenziata allo smaltimento finale. Al contrario, quasi un quinto del campione ammette di sentirsi poco o per nulla informato, segnale evidente di quanto sia ancora necessario investire nell’educazione ambientale.
La scuola e l’università giocano un ruolo chiave: il 39% degli intervistati riconosce di aver sviluppato una coscienza ecologica proprio tra i banchi. Accanto all’istruzione formale, però, assumono sempre più importanza le fonti digitali. Il 22% dei giovani si informa attraverso media digitali specializzati, come pagine social, creator e siti tematici, superando nettamente i mezzi di comunicazione tradizionali, fermi al 10%. Social generalisti, siti di news, familiari e amici rappresentano ciascuno il 12% delle fonti informative.
Nonostante l’attenzione mediatica sia spesso concentrata su plastiche e microplastiche, è significativo notare come una larga parte della Generazione Z sia consapevole della pericolosità di altri rifiuti, come l’olio usato: il 72% lo riconosce come altamente dannoso e il 66% è cosciente dei gravi effetti che la sua dispersione può avere sugli ecosistemi.
Come sottolinea Daniele Grassucci, direttore di Skuola.net, l’eccellenza italiana nel riciclo deve essere sostenuta da un impegno costante in termini di educazione civica e comunicazione. Solo così Gen Z e sostenibilità potranno diventare non solo un binomio di intenti, ma una reale forza di cambiamento per il futuro.